sabato, Luglio 11

Lory Del Santo e il figlio suicida: come il dolore si trasforma in spettacolo

Lory Del Santo non ha avuto una vita felice. Già in passato aveva dovuto affrontare la perdita del figlio Connor, che aveva appena 4 anni. Connor perse la vita cadendo dal 53esimo piano di un grattacielo a Manhattan.

Loren Del Santo aveva appena 19 anni. Stando al parere di alcuni medici, soffriva di Anedonia, causata dalla Sindrome di Asperger o dal Disturbo Schizoide della Personalità.

Nessuno ha mai messo in dubbio le qualità di mamma di Lory, almeno fino a quando non ha deciso di partecipare al Grande Fratello Vip a pochi giorni dall’annuncio del suicidio del figlio, avvenuto a Miami.

La Del Santo non ha mai rivelato il nome del padre del figlio Loren. Possiamo dire che, da un certo punto di vista, la Del Santo è sempre stata molto riservata e attenta a non mettere la sua vita privata nella fossa dei leoni.

Ma, purtroppo, il dolore, si sa, diventa facilmente spettacolarizzazione mediatica. Possiamo citare la famosissima frase The Show Must Go On, ovvero “Lo spettacolo deve continuare”.

E, infatti, così è stato.

“Ho lottato tanto nella mia mente per essere qui e non voglio portare tristezza. Sarò un esempio per chi ha vissuto il mio stesso dolore“, afferma Lory.

Il dolore di Lory Del Santo: ho perso mio figlio

lory-del-santo

Molti concorrenti al Grande Fratello hanno accolto Lory Del Santo, mentre altri l’hanno accusata di cercare notorietà e di cavalcare l’onda del suo dolore. Un parere molto forte, che ha subito diviso l’opinione pubblica.

“Ho avuto un’esperienza identica anni fa, mi sono ritirata nell’oscurità, ma estraniarmi dalla società non è servito a molto. Il mio scrigno del dolore è chiuso. Quando sarà il momento giusto, lo aprirò”.

Lory, dunque, non ha deciso di entrare al Grande Fratello Vip per sfogarsi, ma per non isolarsi dal resto del mondo e lottare contro il suo dissidio interiore.

Molti psicologi affermano con convinzione che l’unico modo per uscire dal dolore è combatterlo a spada tratta.

Tuttavia, questo ha dato modo alla televisione, ancora una volta, di entrare nella vita privata di una persona e di devastarla. Ormai, la spettacolarizzazione del dolore è ovunque. Ogni evento è passato sotto il setaccio della tv e dell’opinione pubblica, dai Social Network ai giornali.

Non c’è più un limite. Non c’è più il rispetto per il dolore altrui.

Ci sono solo domande. Uno scavare in fondo all’anima delle persone, senza alcun timore di disturbare.

E questo non va affatto bene.